Delirio #10. Laterale: volerne ancora.

amore
Frame da "The Kiss" (1896), di T. Edison

In arrivo la Seconda edizione del Laterale Film Festival. Iscrizioni aperte: la macchina per esplorare l’invisibile riparte e torna in sala 11/12/13 Giugno.

Quando un Festival è alla sua prima volta è scalpitante, non vede l’ora, si entusiasma e si spaventa un po’, è impacciato ma deciso, tutto controlla, timido, poi si lascia andare, si diverte, al buio e in luoghi pubblici, lo sfacciato. Ci prende gusto, e allora alla prima volta ne seguono altre. Ci si entusiasma di cose partite come per gioco – e tutti i giochi, perchè riescano, bisogna giocarli con la massima convinzione, seriamente, con aderenza ed entusiasmo bambini –, di squadre che crescono, di reti laterali che si segnano e reti che s’allargano a pescare dove è più profondo, di persone e di luce, di cura, di cacciatori di crepuscoli, di mondi e viaggi di scoperta, di gente che scopre di parlare la stessa lingua, di incuriosire non addetti ai lavori, dello scoprire nuovi compagni di lotta e di strada, di una comunità partecipe, di deviazioni e rigore, dell’avversare e smentire pronostici e luoghi comuni e provincialismo e logiche di mercato, dell’essere spettatore, spettautore, spettattore, di aver fame e passione. 

Poi, con grande piacere, si porta Laterale anche altrove, per esempio qui.

Le macchine, anche quelle per esplorare l’invisibile, bisogna farle riposare appena un po’, non tanto, oliarle e non farle fermare più quando ripartono.

E allora, per tutto questo e altro, alla prima volta di un festival ne segue una seconda: più Laterale e più densa nelle proposte che si stanno strutturando. Si lavora affinché sia ancora partecipata come la prima edizione, e più collettiva, ancora più sentita dai tutti che la rendono possibile, la vivono e ne fanno cosa propria. A partire dai video/film-makers, soprattutto, fino ai film-goers.

Tutto è stato e sarà ancora in sala. A lungo, fare esperienza di un film e fare esperienza di una sala, sono state cose coincidenti e coimplicate. Prima la televisione, e poi il web hanno scisso le due cose, col risultato che però la fame di cinema è rimasta comunque. A dispetto di quello che si credeva comunemente, il cinema, in fondo, non era morto: se ne continuava a chiedere mentre si era semplicemente nascosto e rimpicciolito nello schermo di un tablet o di uno smartphone sui quali abbiamo continuato a vedere schegge di cinema. Lungi dal morire, il cinema si è quindi espanso e rilocato, e lo spettatore si è rilocato a sua volta. Così, se ai cineasti Laterali non è mancata la possibilità di condividere nel marasma internettaro i propri lavori aventi forza di cinema, è stata di fatto sottratta alle persone (filmmakers e goers) la dimensione dell’incontro sociale nella visione. Ritornare in sala, allora non significa fare archeologia di un luogo e una modalità desuete, ma riappropriarsi di una necessità di condivisione. Cosa che risulta evidente da recenti dati sulla presenza degli spettatori nelle sale di alcuni paesi europei: in Francia, nel 2016, l’afflusso di pubblico risulta il secondo più alto degli ultimi cinquant’anni. Contro ogni luogo comune sulla fine delle sale: per strano che possa sembrare, cerchiamo ancora luoghi al buio a dispetto di millemila display luminosi, cerchiamo lateralità per fuggire dai centri consueti. 

Iscrizioni aperte: levate l’àncora, “ancòra”, si dice dopo le prime volte.

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