Delirio #11. Compagni di viaggio.

Fotogramma da "La ragazza con la valigia", di V. Zurlini

La rivista di cinema Lo Specchio Scuro è il nuovo compagno di viaggio della Seconda Edizione del Laterale Film Festival.

È notizia ufficiale da pochi giorni: la Seconda edizione del Laterale Film Festival vedrà la collaborazione della rivista Lo Specchio Scuro: scriverà di film della selezione e dintorni, di navigazioni e derive in piena libertà, di punti di vista Laterali al Laterale stesso, secondo la propria identità teorica ed editoriale.

Un modo per allargare la nostra lateralità e condividere l’altrui, smarginandoci, sempre fedeli all’idea, più volte ripetuta qui, che  gli incontri più stimolanti, gli scambi più fecondi, avvengono fuori dal (proprio) centro, sempre cercando una periferia, un nuovo avamposto di produttiva contaminazione in cui non si annullano però identità singolari, ma accade comunque di individuarsi, riconoscersi (come in uno specchio) in un gusto, in una prassi, in una passione.

Scrivere di film-fare critica, scrivere di cinema-fare teoria, studiare testi spesso volatili, dei quali si può avere a volte più conoscenza che non memoria: significa indagare la portata di un’opera nel senso che si studia cosa in essa è in gioco, con cosa si misura, quali riflessioni sa agitare e come. Significa far luce su come e dove, un’opera ci risuona per vera, setacciandone i meccanismi, le regole di costruzione, il modo in cui funziona lo sguardo e di cosa è intriso e su cosa si porta. Significa verificare in che senso una delle caratteristiche più importanti di un lavoro è proprio il lavoro che ad esso presiede, il modo in cui i materiali si organizzano e la loro comunicabilità, rintracciare per quali forme parlino e per quali forze si muovano.

Fare critica è far parlare l’idea e il modo in cui essa è saldata a- e inclusa in- un’opera, è trovare il cuore delle cose, andarne ad ascoltare il palpito e dire poi nero su bianco quanti sono i battiti al minuto. È dire come sono vive le cose che fanno battere il cuore e perché. E poi, il sangue circola.

Dire di quei battiti nero su bianco significa connetterli a quelli degli altri, nella riflessione. È dinamizzare l’opinione pubblica diffondendo, contagiando gli interrogativi, le idee, motivi, stimoli che in quel battito sono inscritti.

È rendere sociali discorsi e battiti che altrimenti sarebbero individuali, pur non riducendo l’opera a un fatto sociale o culturale, e anzi restando corpo a corpo con la sua singolarità.

Far sì che si possa navigare insieme, lontano: 1) dal riduzionismo delle recensioni dei gazzettieri che pretendono di esprimere giudizi di valore e merito in pallini o stellette senza che alcuna attenzione in profondità o discorso sociale sia stimolato; 2) dall’esercizio concettuale fine a se stesso nelle torri d’avorio, ignaro che il battito delle cose non si agita esclusivamente nei libri; 3) lontano da un discorso critico ossessionato dal solo fare numeri e seguito che confonde, nel desiderio di arrivare a un pubblico, l’essere popolare col populismo, e s’impegna in una snobistica rivalutazione del trash che, venendo sempre “dall’alto”, non può mai essere autenticamente popolare.

Piace, invece, che si possa dare avvio a una Lateralità allargata proprio con Lo Specchio Scuro: non solo per curiosità, gentilezza, entusiasmo emerse in feedback nella condivisione della proposta, ma per la qualità del discorso critico e teorico proposto della rivista. Una redazione giovane e competente, che vive di approcci diversificati a vantaggio di un’attenzione forte alle opere nella loro singolarità e della capillarità dei discorsi. Densi, costruiti per argomentazioni solide, curate, curiose, appassionate, integrando il visivo a testuale senza farne mero corredo, e con eguale attenzione per gli “Invisibili”, i “Classici” e “Attualità”. Ogni immagine non cessa di parlare del presente, in fondo, e di interrogarlo, incrinarlo, se necessario.

Significherà fare della Seconda Edizione del Festival qualcosa di più Laterale, cinema espanso, ed esploso.

Significherà continuare, come si è fatto nell’edizione 2017, ad aver cura delle opere in selezione, questa volta anche in sede critica e teorica.

Significherà dare ai film il rilievo che meritano saggiandone la profondità da più lontano: la superficie di uno schermo, o di uno specchio scuro. E ne siamo felici.

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