Delirio #12. La Selezione Laterale 2018.

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A proposito della Selezione del Laterale Film Festival 2018. 29 modi Laterali di vedere in altrettante opere, significano tanto.

“Lo schema d’azione del pensiero laterale può essere articolato su quattro principi operativi, di contenuto estremamente vasto e che non esauriscono certo le possibilità d’intervento del pensiero laterale. Tra questi principi esiste uno stato di fluidità; possono avere più di un elemento in comune, e alcuni di questi elementi potrebbero anche diventare loro stessi dei principi autonomi. I quattro principi operativi sono:

1) identificazione delle idee dominanti

2) la ricerca di nuovi metodi di indagine della realtà

3) l’evasione dal rigido controllo esercitato dal pensiero verticale

4) l’utilizzazione dei dati e delle circostanze fortuite.”

(tratto da Edward De Bono, Creatività e pensiero laterale)

C’è un cinema che possiamo dire Laterale se si muove nei solchi di questi quattro principii, forse, ma soprattutto, sa inventarne altri, lateralmente.

C’è per esempio un’idea dominante che vuole il cinema morto, marginale. Che siamo invece solo immersi in ambienti mediali che scatenano tanto il feticismo del device tecnologico quanto un luddismo anti-tecnologico e apocalittico a priori, anche queste, in fondo, idee dominanti più di quanto non si creda. Se per effetto della diffusione e incremento tecnologico il reale è meno reale, venuto meno nelle relazioni sempre più virtuali, lo è perché il medium stesso è meno mediatore, sempre più fine ultimo, ridotto a informare o a spettacolarizzare invece che comunicare o dire perché gli uomini siano dotati di comunicabilità, che è ciò che forse li accomuna.

A quel venir meno di medium e di realtà bisogna far fronte, indagarli con nuovi metodi, confidando nel caso.

Fare cinema su tutto, allora, in qualunque modo, con qualsiasi mezzo, con la grazia e col sangue. Trovarlo, il cinema, a tasche vuote, anche senza mezzi, ovunque, quanto più lo si credeva morto, marginalizzato. Perché “cinema” non è solo il nome che diamo a un luogo, ma è quella particolare proprietà che possiamo ritrovare in alcuni oggetti, nei film e forse qua e là anche altrove. Cinema è il nome di un rapporto, di un sentimento, di una relazione, di un modo di produrre senso che si attiva in noi per tramite di alcuni oggetti. Di questo, anche, parla la Selezione Laterale 2018.

Questo, non perché tutto sia cinema, che del resto esiste nei film e in virtù di quelli, nella singolarità delle opere. Piuttosto, perché la realtà, come diceva Pasolini, è in fondo cinema in natura, l’infinito e continuo piano sequenza del mondo, e il cinema ne è il momento scritto, il film la singolarità che trasceglie al montaggio quanto vi è in quel mondo di significativo. Che potenzialmente, agli occhi laterali, è qualsiasi cosa, purché scelta tra tante altre, fino a darle spazio, importanza, tempo, valore, se, zavattinianamente, “Il banale non esiste”.  

Evadere dalla consuetudine delle esperienze individuali e intrusive di schermi accecanti portabili ovunque, e invece portare se stessi a vedere, ancora, in sala.

Chi chiederà, insoddisfatto della mistica della tecnologia, ancora un pensiero e un sogno ostinati dell’arte, chiederà ancora cinema nell’indistinto magma audiovisuale. E non tanto o non solo per essere contro, ma per essere con, in sala. Dove sia possibile fare l’esperienza immersiva di uno schermo tra altri umani dotati di comunicabilità che li rende comunità e pubblico.

La Selezione Laterale 2018 c’è. I suoi magnifici 29 li trovate qui, e poi, appunto dove si deve: Cosenza, Cinema san Nicola, 11, 12, 13 giugno. Stay Lateral.

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