Delirio #4. La visione periferica del film laterale

laterale

Quando vedere tutto equivale a non vedere. Aspetti della visione laterale.

«Aveva finito col saperne tanto che non poteva più interpretare più nulla. Non c’erano più oscurità che le permettessero di vedere chiaro, non restava che una cruda luce». È quello che succede alla protagonista del racconto Nella gabbia di Henry James. Un’efficientissima telegrafista, attraverso uno scambio di telegrammi da lei maneggiati e intercettati, si coinvolge e fantastica su una relazione tra un uomo e una donna dell’alta società, finché a un certo punto il mistero diventa tristemente chiaro, perdendo d’attrattiva.

Dai tempi di James la comunicazione si è fatta sempre più di massa, rimuove sempre più rumore e gap, è sempre e ovunque possibile in tempo reale e alta definizione.

Pietra d’inciampo: quanto più ci si avvicina a qualcosa, tanto meno la si vede. È un fatto semplice, così ovvio e lampante che una volta conosciuto si può trascurare. Ma è coi fatti semplici che spesso torna utile misurarsi quando non si vede più chiaro, anche quelli ovvi, relegati ai margini del pensiero e dell’esperienza, laterali.

Un film laterale si misura anche con la semplicità del fatto – cruciale e dimenticato – che, laddove lo sguardo esercita il suo massimo potenziale, la visione magnificata coincide con la sua privazione, e che ogni inquadratura non è solo mostrare qualcosa, ma nasconderne altre. D’altronde, rivelare è ri-velare: due volte celare.

Così tanti dei film pervenuti condividono la ricerca nel delineare in qualche modo l’invisibile, nel bianco e nero come nella ridda di colori di film più marcatamente sperimentali e astratti, o inquadrando attraverso nebbie, acquitrini, sovrapposizioni, dissolvenze, sfocature, oscurità, magari frapponendo ostacoli nell’inquadratura o costruendo immagini sottrattive di dialogo, racconto, musica, psicologie…

È un meccanismo simile, questo della visione laterale, a quello della visione periferica: capace di scostarsi da un centro, da un fuoco, di adattarsi all’oscurità attivando le cellule periferiche della retina per cogliere quanto il campo visivo relega ai margini dove emerge come sorpresa nuda e cruda qualcosa…

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