Delirio #6. Laterale Way of Fest (2)

Seconda parte di una riflessione sul modo Laterale di essere Festival del film. Film partecipati, condivisi, immersivi.

Si parlava, nel delirio precedente, di come un festival che si propone “Laterale”, produca aggregazione culturale coi suoi frammenti filmici.

Per essere precisi (anche se, al solito, nel delirio), aggiungiamo che: cercare condivisione e comunanza non implica fare retoriche di populismo culturale, non si traduce nel far circolare sempre e soltanto una parte della cultura di massa senza tenere conto di altre sue manifestazioni laterali.

Soprattutto non implica il livellamento della cultura solo su una sua componente, quella bassa.

Falso che la cultura non paghi e non ottenga riscontri di pubblico: film italiani poco visti in Italia ottengono invece riscontri numericamente significativi all’estero, non solo nel circuito dei festival ma anche mediante la distribuzione nelle sale, e dunque entrano a far parte della cultura di massa.

È dunque vero che in Italia si vuole una cultura di massa che sia bassa?

Senza fare i teorici del si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio e i nostalgici vintage, è pur vero che (ormai) molti anni fa le famiglie potevano entusiasmarsi allo stesso modo tanto per i Caroselli (che fossero diretti da un mestierante o da un autore per sbarcare il lunario) quanto per uno sceneggiato da I Fratelli Karamazov. O ancora prima: nonni/e e bisnonni/e dell’Italia preindustriale con la quinta elementare conoscevano a menadito arie d’opera e canti della Divina Commedia, il che poi non impediva loro di affollarsi a ridere del comico dell’Avanspettacolo o di innamorarsi delle soubrettes della Rivista.

Possibilità del genere, che contemplino la possibilità di una cultura che sia autenticamente di massa e non appiattita solo sul versante basso, esistono ancora: semplicemente sono messe in ombra con tutte le nuove forme di sguardo, scambio e condivisione che ne derivano, mancando così di riguardo non solo a un pubblico di appassionati, ma a una comunità nel suo complesso semplicemente curiosa di nuovi legami e oggetti culturali.

Tanto più che si propongono film che vogliono essere partecipati, che chiamano all’immersività lo spettatore e nella scarsa invadenza del mezzo, lo avvicinano chiedendo partecipazione.

Mettere dunque in luce una potenzialità esistente e forte, non ancora esaurita, offrire del nuovo: questo ci si propone, creare spazio aperto, non dogmatico, di fermento, curiosità, indagine.  Si persegue condivisione respirante (è un Festival!), laterale, attraverso sguardi laterali.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*