Delirio #7. Identità senza icone

Foto di Antonio Capocasale
Foto di Antonio Capocasale

Immagini che non sono icona, narrazioni laterali. Ancora sull’identità del Laterale Film Festival e sui film pervenuti, a selezioni in corso.

Dieci giorni alla deadline per l’invio dei lavori al festival significano un’intensificazione del lavoro di visioni, revisioni, selezioni, impongono una diffusione massiva della proposta di cinema che si è andata costruendo in questi mesi, mentre si consolidano i canali e le strategie di comunicazione, ci si confronta con istituzioni culturali.

Man mano, in questo lavorio, è il nostro stesso ruolo, per quanto laterale, a consolidarsi e comunicarsi. Fin dall’inizio si è trattato di voler dare una forma tangibile a una realtà cinematografica forte ma seminascosta: quella di uno spazio e del tempo di un incontro.

Chiaro, ovvio, che nel perseguire una tale dimensione ci siamo proposti una sfida che è poi quella dei filmmakers che hanno inviato i loro lavori: irradiare le immagini di un certo cinema di ricerca, laterale, in un ambito sociale dacché stavano in un ambito social. Conosciamo poche altre cose più difficili di questa, nel momento in cui spazi e tempi di condivisione e con essi la possibilità di incontri faccia a faccia, sono puntualmente affossati, il venir meno delle fondazioni e delle istituzioni che operano nel settore culturale complici i tagli economici, la chiusura di teatri, cinema.

Pure, proprio perché in quell’ambito social la comunicazione (sempre che comunicazione si dia) si svolge per lo più a mezzo di immagini, di icone, che costruiscono o decostruiscono orientamenti e narrazioni sociali e culturali, diventa essenziale partecipare di quel cinema che fa ricerca proprio su immagini e narrazioni.

Dove narrazione si dà in un film laterale, quello che colpisce è che si tratta di intreccio il cui progresso non è affidato a una drammaturgia fatta di azioni, quanto a un puro accostamento filmico di situazioni semplici, suggestioni immediate. Quando poi vi sono dei personaggi, le loro relazioni appaiono continuamente in fieri, continuamente impegnate a ridefinirsi, attraverso gesti e momenti essenziali e assoluti (uno scambio di sguardi, un contatto…), dunque laterali, il cui centro non è mai dato una volta per tutte. Il montaggio non tende a una dozzinale chiarificazione, risoluzione, scioglimento e chiusura di quanto accade sotto i nostri occhi, quanto, al contrario, a un perpetuo rilancio della sospensione, dell’attesa, dell’enigma, ritardando il momento della chiarificazione, così che ogni poco ci si chiede cosa si sta guardando, cosa sta accadendo e, di più, se vi sia qualcosa da vedere.

In pratica si è spettatori vigili, non anestetizzati, partecipanti di un processo creativo in fieri che è poi il processo attraverso il quale dalle immagini e nelle immagini si originano le narrazioni. Riflettere su cosa produca narrazioni significa andare al cuore di una problematica cardinale della contemporaneità, affollata di icone che impongono di attribuire loro credito, importanza, costruendo orientamenti e discreditandone altri.

D’altra parte, il gesto del cineasta laterale è in qualche misura iconoclasta: al montaggio che renda vigili su cosa si stia vedendo, si accostano inquadrature che nascondono (come si diceva qui), tra buio, nebbie, sfocati, acquitrini, o addirittura glitches, sgranature, pixel impazziti…

Si tratta di immagini sottrattive di tutto ciò che può fare di loro un’icona: non impongono nulla, restano aperte, non vogliono dominare quanto essere attraversate: per loro natura chiamano a una comunanza, a un’interazione non impositiva. In altre parole, sono consapevoli della loro intrinseca fragilità, della fragilità del cinema stesso. Sono visione forte e icona debole.

Paradossalmente, l’essersi in questi mesi occupati e il continuare a occuparsi di queste immagini, di questo cinema, vuol dire aver delineato una propria immagine, proporre una narrazione e una propria identità che non avessero, per quanto possibile, il carattere accentratore dell’icona. L’abbiamo volute aperte come un incontro, laterali.

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